13 settembre 2024

Una voce una chitarra un po' di luna (Giacomo Gentilomo, 1956)

Teddy Reno a colloquio con il prete del carcere.

Vivace melodramma diretto dall'ottimo Gentilomo.

Teddy Reno è un pianista sposato con una bella sciantosa, Gaby André, che lo tradisce senza ritegno e un giorno cerca persino di farlo fuori per potersela poi spassare col suo amante, il viscido Riccardo Garrone nel suo ruolo di sempre. Reno sopravvive all'incidente, ma ha le mani fratturate e non potrà mai più suonare il piano. Grosso problema, perché ora l'uomo è da solo e con una figlia da mantenere, dato che la moglie è sparita. Oltretutto l'anziana madre è molto malata: servirebbero delle costose medicine, ma dove trovare i soldi? L'uomo tenta così un furto, e viene arrestato dopo dieci secondi. Per riassumere: lui in galera, la figlia in orfanotrofio, la madre muore.

La sagra dell'ottimismo riserva ulteriori capitoli nella seconda parte. Teddy Reno scopre di saper anche cantare (!) e in un batter d'occhio inizia a spopolare nei teatri di tutta Italia. Poi si innamora di una bella dirigente della televisione (Valeria Moriconi) e si trasferisce a Milano, dove si imbatte nella cara mogliettina, che ora si prostituisce ed è in fin di vita. Inevitabile la sequenza sul letto di morte, con la donna che ritrova la sua bambina, ormai cresciuta e che non la riconosce nemmeno più: funerale in vista.

Film gradevolissimo, se si apprezza il genere. Certo, Teddy Reno (oggi vispo novantottenne) è uno stoccafisso micidiale, ma la voce di Pino Locchi mette a posto le cose. Tra l'altro Locchi doppia anche un collega d'ufficio della Moriconi, cosa che crea una certa confusione in un paio di sequenze nelle quali i due attori dialogano tra loro. Nel cast secondario spicca il simpatico Pietro De Vico, il classico amico macchiettistico che strappa qualche risata e funge da provvidenziale braccio destro del protagonista.

Visto nella ottima copia trasmessa di recente (in prima tv, scrivono) su Rete 4.

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