27 luglio 2026

Juventus, primo amore (Angelo Bozzolini, 2025)

Le Roi Michel alle prese con Vullo.
 

Bel documentario Rai sulla Juve del decennio 1975-1985, che vinse molto e - soprattutto, nella mia ottica di milanista - fu l'ossatura della Nazionale campione del mondo in Spagna.

Ben montato e realizzato, abbonda di materiale di repertorio di grande interesse. Tra gli intervistati ci sono Tardelli, Platini, Boniek e Bonini, oltre a qualche tifoso bianconero eccellente. Fa macchia Enrico Vanzina, noto romanista, che c'entra come i cavoli a merenda.

La mia nostalgia per il fùtbol di quel periodo è talmente grande che mi fa vedere con simpatia calciatori di squadre che al tempo non potevo proprio soffrire. Chi l'avrebbe mai detto.

Visto su Raiplay. 

Professione assassino (Simon West, 2011)

Lo sguardo del protagonista.
 

Thriller d'azione con Jason Statham, remake dell'omonimo film con Charles Bronson del 1972.

Intrattenimento di buon livello, per chi ama il genere: la storia è abbastanza classica, e le scene d'azione non sono tirate troppo per le lunghe. I personaggi principali sono centrati, anche se Ben Foster nei panni del pupillo di Statham mi è sembrato debole. Il vecchio leone Donald Sutherland si vede poco, purtoppo.

Chiaramente non possono mancare scazzottate, raffiche di pallottole ed esplosioni di vario tipo. Per una serata di onesto disimpegno cerebrale.

Visto in un'ottima copia rimediata fortunosamente. 

 

25 luglio 2026

Predator (John McTiernan, 1987)

 

Il compagno Schwarzy.

Il film truzzo per antonomasia dei ragazzini anni Ottanta che (incredibile a dirsi) ho recuperato per intero per la prima volta.

Non è decisamente il mio tipo di pellicola: esplosioni, mitragliate e nemici che saltano in aria a destra e a manca. Posso però riconoscere alcuni pregi, come la regìa svelta e le giuste facce, quella di Sonny Landham su tutte. Per il resto è un mix piuttosto classico di azione, guerra e persino fantascienza, con l'alieno misterioso che uccide i nostri eroi nella giungla, uno ad uno, per motivi tutti suoi.

Schwarzenegger certamente non delude in un ruolo ritagliato su misura, ma la vicenda non interessa mai più di tanto, e gli effetti speciali oggi fanno sorridere.

Visto in un'ottima copia rimediata fortunosamente. 

22 luglio 2026

48 ore (Walter Hill, 1982)

 

Il primo incontro.

Poliziesco diretto dal grande Walter Hill, film d'esordio di Eddie Murphy.

Murphy e Nick Nolte sono ovviamente come cane e gatto, specialmente all'inizio. Col tempo inizieranno a rispettarsi, e riusciranno a risolvere il caso (rintracciando due evasi pazzi ed assassini) entro le fatidiche 48 ore del titolo.

Film convenzionale, con molti stereotipi (il rapporto tra Nolte e la fidanzata) e qualche inevitabile battuta a sfondo razziale. Molto violento e volgare, fu un enorme successo e lanciò la carriera di Murphy, qui già doppiato dall'ottimo Tonino Accolla. L'ironia non manca, ma resta fondamentalmente un film d'azione, che procede con ritmo svelto e giunge ad un finale quasi nichilista.

Visto in una ottima copia rimediata in modo fortunoso. 

The Beekeeper (David Ayer, 2024)

 

Arriva l'apicultore.
 

Recente action americano con Jason Statham protagonista.

Statham qui è un beekeeper, una sorta di vecchio saggio che pratica l'apicoltura e si fa i fatti suoi in mezzo alla campagna. Quando la sua unica amica si uccide per la vergogna di aver subìto una truffa informatica, l'uomo riprende i panni dell'agente delle forze speciali e decide di fare giustizia a modo suo, e cioé seminando cadaveri come stuzzicadenti a un party estivo.

Film misero, e stupidello. Statham fa il suo, e dice 20/25 parole in tutta la pellicola, ma gli altri personaggi? Alcuni sono mediocri, come la figlia della donna suicida e il suo collega, entrambi agenti dell'FBI. Altri sono ridicoli: la nuova beekeeper in gonnella (e ti pareva) o ancora l'irritante beota figlio della presidente degli USA. Sprecato Jeremy Irons in una parte minore e di spessore nullo.

Il personaggio di Statham a mio parere è comunque eccessivo: un supereroe in grado di decimare interi eserciti a mani nude senza farsi un graffio. Ed è meglio sorvolare su alcune badiali sciocchezze, come quando l'agente FBI trova un libro intatto su un pick-up dopo l'esplosione del distributore di carburante che ha generato 2000 gradi lì intorno.

Visto in una ottima copia rimediata fortunosamente. 

18 luglio 2026

Uno, nessuno, Manenti (Piersilvio Bisogno, 2026)

Il titolo.
 

Documentario originale Dazn sulla grottesca vicenda di Giampietro Manenti, un oscuro maneggione dalle tasche rivoltate che nel 2015 diventò presidente del Parma Calcio per un mese circa, prima di finire a San Vittore.

Vicenda non troppo chiara, nemmeno dopo aver visto il documentario. Il Parma era pieno di debiti, ma era pur sempre una squadra di serie A con un discreto gruppo di giocatori, di buon valore economico. Com'è, come non è, questo Manenti riuscì ad acquisire la società al prezzo simbolico di 1 euro, che poi era l'unico prezzo che potesse permettersi.

Quelli di Dazn alternano le farneticanti dichiarazioni manentiane al controcampo di alcuni giornalisti, in modo corretto. Resta la netta sensazione che Manenti sia un cialtrone capace di parlare per giorni interi senza dire mai nulla di anche solo vagamente vicino alla realtà. Da sottolineare, tra tutte, la sua frase "Quell'anno fecimo qualche bel risultato".

Visto su Dazn. 

Ritratto di borghesia in nero (Tonino Cervi, 1978)

La deliziosa Ornella Muti.
 

Dramma romantico a sfondo borghese ambientato a Venezia durante il ventennio.

Gradevole, pur senza picchi particolari. Stefano Patrizi, beato lui, è conteso da due donne: la giovane Ornella Muti e la più matura Senta Berger, madre di un suo compagno di corso al conservatorio. Quando opta per la prima, scopre che la seconda non è disposta a mollare l'osso senza lottare.

La bella ambientazione veneziana, le gradevoli musiche di Vince Tempera ed una inaspettata svolta lesbica finale sono tra i pregi del film, che convince meno per alcune interpretazioni, quella di Christian Borromeo su tutte. Molto azzeccato il finale, scritto e filmato con gusto.

Visto su Rakuten. 

12 luglio 2026

Altruisti si diventa (Rob Burnett, 2016)

Selena Gomez.
 

Filmetto grondante melassa che ho visto per pura curiosità.

Il cretino titolo italiano (The Fundamentals of Caring è quello originale) allude al prevedibile percorso interiore che il protagonista Paul Rudd fa nel corso della storia, mentre porta in giro per gli States il giovane Trevor, affetto da una grave forma di distrofia muscolare che lo costringe su una sedia a rotelle. L'uomo, ex scrittore 45enne con un dramma alle spalle (gli è morto sotto gli occhi il figlioletto di pochi anni) scoprirà che blablabla non vale la pena di parlarne, tanto avrete già capito.

Film convenzionale, sdolcinato e con troppi personaggi banali e stereotipati. Oltretutto la madre del ragazzino sparisce completamente dopo mezz'ora, salvo rispuntare negli ultimi minuti. La sequenza col padre del ragazzo, poi, nell'autosalone a Salt Lake City, è una stronzata con la S maiuscola.

Ad ogni modo il film si segue senza problemi. Bei paesaggi, gli attori giusti (salvo Selena Gomez, splendida quanto inespressiva) e qualche momento ironico per alleggerire un contesto certamente non troppo allegro. Dimenticabile, in una parola. E lo dimenticherò senz'altro.

Visto su Netflix. 

10 luglio 2026

Toro 76 - Lassù qualcuno ti ama (Massimo Bomprezzi e Andrea Parini, 2026)

Il logo della serie.
 

Documentario (in tre puntate da 50 minuti l'una) sullo scudetto del Torino nella stagione 1975/76, rimasto l'ultimo del club granata a tutt'oggi.

Interessante e molto ben fatto, merita sicuramente la visione anche solo per gli aneddoti e le interviste ai protagonisti di quell'epoca irripetibile. Pulici, Graziani, Zaccarelli, Castellini, Claudio e Patrizio Sala e così via.

Meno rilevante la presenza dei materiali d'archivio, mentre le ricostruzioni create con l'intelligenza artificiale io le avrei tranquillamente evitate.

Visto su Sky. 

06 luglio 2026

The Bleeder (Philippe Falardeau, 2016)

Il protagonista Liev Schreiber.
 

Biopic su Chuck Wepner, pugile peso massimo che ispirò Sly Stallone quando scrisse Rocky.

Bel film, che non indulge troppo nel patetismo raccontando le peripezie del protagonista, che passa dalle prime pagine dei giornali a un imbarazzante anonimato prima e al carcere poi. Bel cast: Liev Schreiber veste i panni del gigantesco Wepner, ma appaiono anche Ron Perlman, Naomi Watts e Jim Gaffigan, più noto (a me, quantomeno) come stand-up comedian.

Wepner a quanto pare era fissato col film Una faccia piena di pugni con Anthony Quinn, forse perché si rivedeva nel protagonista. Infatti nella pellicola ci sono diversi estratti del film in b/n, con Wepner che ripete le battute a memoria.

Molto bella la parte finale, con il vero Chuck Wepner (classe 1939) che appare insieme a sua moglie. 

Visto su RaiPlay. 

Juventus, primo amore (Angelo Bozzolini, 2025)

Le Roi Michel alle prese con Vullo.   Bel documentario Rai sulla Juve del decennio 1975-1985, che vinse molto e - soprattutto, nella mia ott...