28 giugno 2026

Green Book (Peter Farrelly, 2018)

La scena al ristorante in Alabama.
 

Un grande pianista nero viene accompagnato da un bianco che gli fa da assistente nel profondo sud degli USA nel 1962. All'inizio c'è incomprensione, ma i due finiscono col fare amicizia.

Niente di imprevedibile, come queste poche righe di riassunto chiariscono in modo evidente. Bella la ricostruzione ambientale, ottimi i due attori, qualche scena didascalica evitabile: soprattutto lo sfogo del pianista sotto la pioggia.

Qualche momento leggero molto azzeccato: del resto Farrelly ha diretto soprattutto commedie o film comici.

Visto su RaiPlay. 

I ragazzi del 42º plotone (Camillo Teti, 1989)

La biondina e il suo ganzo sul treno.
 

Bellico poveristico diretto da Camillo Teti e pensato sicuramente per i mercati esteri.

Ambientato in Vietnam e girato chissà dove, racconta di due soldati (che non si sopportano) incaricati di scortare una bella ragazza e il suo manager in città, salvandoli dai pericoli della giungla e dai vietcong cattivi. Chiaramente non sarà una passeggiata.

Filmetto ruspante, girato in ovvia economia e con diversi momenti all'insegna del comico involontario. In qualche modo però funziona, e fa il suo dovere.

Visto a casa di amici nello spartano dvd AvoFilm.

27 giugno 2026

Coca Cola Kid (Dusan Makavejev, 1985)

Modelli imprenditoriali a confronto.
 

Strana commedia americana girata in Australia dal regista di Sweet Movie.

Film che avevo già visto nel 2009, e francamente lo ricordavo migliore. Simpatico ma troppo strampalato, anche se un paio di sequenze con l'incantevole Greta Scacchi valgono da sole il prezzo del biglietto (o del bluray).

Visto a casa di amici nel bluray italiano Oblivion.

Quelli che contano (Andrea Bianchi, 1974)

Un Henry Silva bello pezzato.
 

Dramma mafioso che non rivedevo da quasi 20 anni.

Film di puro intrattenimento, per soli cultori del sottogenere. La vicenda di base è quella di Per un pugno di dollari, con l'uomo misterioso (Henry Silva) che arriva nel paesello e inizia a fare il doppio gioco, qui tra due famiglie mafiose ovviamente. Anche l'atmosfera generale è molto da western, ma non so quanto la cosa fosse voluta.

La storia accumula un po' troppi personaggi, compresi due giovanotti che si amano contro la volontà delle rispettive famiglie e che servono solo ad allungare il brodo. Silva comunque funziona come si deve, nei panni per lui abituali del cinico killer monoespressivo dagli occhi di ghiaccio. Imbarazzante il ruolo della Bouchet, una mignotta americana sempre ubriaca.

Visto a casa di amici in una copia derivata da bluray. 

25 giugno 2026

The Covenant (Guy Ritchie, 2023)

Il protagonista.
 

Discreto film di guerra visto per caso in tv, come mi capitava spesso anni fa.

Jake Gyllenhaal è un sergente americano in Afghanistan. Durante una operazione militare, il suo gruppo subisce un'imboscata: muoiono tutti tranne lui e Ahmed, l'interprete afghano che era con la sua squadra. A questo punto i due, lontani dalla base e impossibilitati a comunicare, sembrano spacciati, in mezzo ai talebani che li stanno cercando: ma Ahmed ha deciso di salvare il sergente ad ogni costo.

Film che ho seguito con piacere, nonostante la presenza per me un po' eccessiva di lunghe sparatorie rappresentate in modo poco realistico. O magari invece le cose vanno proprio così, in quel tipo di situazione: vai a saperlo.

Visto su RaiMovie. 

15 giugno 2026

La gioia (Nicolangelo Gelormini, 2025)

Valeria Golino, imbruttita per il ruolo.
 

Film tratto da una pièce teatrale a sua volta basata sull'omicidio di Gloria Rosboch, vicenda che conosco bene.

Un bel film, peccato solo che anche qui ci siano troppe scene con i personaggi che bisbigliano invece di parlare: ma questa è una delle tante battaglie ormai perdute contro l'imbecillità del nostro cinema. Il cast comunque è ottimo, e anche ben diretto. Se la regìa è di buon livello, con qualche finezza tecnica che ho apprezzato, la fotografia è invece piattamente televisiva, e insignificante.

Il film riesce a trasmettere una grande tristezza, nel mostrare la protagonista che va incontro al suo destino in modo tanto sciocco quanto evitabile: non è poco. Bella anche l'ambientazione piemontese.

Per quanto riguarda le differenze con la vera storia di Gloria Rosboch e del suo assassino (l'inqualificabile Gabriele Defilippi), mi desta qualche perplessità il fatto di aver reso il killer quasi una vittima della madre, cosa che credo sia ben distante dalla realtà dei fatti.

Visto in una copia di origine incerta. 

14 giugno 2026

La casa di Jack (Lars von Trier, 2018)

Il macabro pic-nic.
 

L'ultimo film a tutt'oggi di von Trier, regista che conosco poco.

Matt Dillon è uno strano serial killer psicopatico che dialoga con un personaggio misterioso mentre sullo schermo scorrono alcuni dei suoi numerosi omicidi. Alla fine si scopre che il suo interlocutore è il poeta Virgilio (Bruno Ganz, che morirà un anno dopo), ormai pronto a condurre l'assassino all'inferno.

Che dire. Spesso ho avuto l'impressione che il regista stesse scherzando, sovvertendo in modo quasi sistematico le convenzioni del genere. Peraltro non mancano scene molto forti, con un cinismo di fondo al limite del fastidioso. Ad ogni modo il film si segue senza problemi, anche se dura quasi due ore e mezzo: visivamente ha un che di affascinante, mentre molti dei torrenziali dialoghi suonano banali. Imperdonabile, poi, qualche scivolata kitsch nella parte finale.

Visto in una ottima copia di origine incerta. 

12 giugno 2026

L'occhio del gatto (Lewis Teague, 1985)

Woods, protagonista del primo episodio.
 

Horror tratto da Stephen King, diviso in tre episodi indipendenti.

Eccellente il primo, che del resto è basato su uno dei migliori racconti mai scritti dal Re. James Woods vorrebbe smettere di fumare, e si rivolge a dei professionisti del settore. Che però hanno metodi radicali quanto discutibili, per convincere la gente a piantarla con le sigarette.

Il secondo episodio vede Robert Hays rischiare la vita in una scommessa folle camminando su un cornicione per evitare di farsi 20 anni di galera: finale a sorpresa. Niente di particolare, ma ci si diverte.

Balordo il terzo episodio, l'unico dei tre scritto appositamente per il film. Il mostriciattolo che vorrebbe uccidere Drew Barrymore fa ridere, e lo svolgimento non riserva nessuna sorpresa particolare.

Visto in una copia mediocre, di origine ignota. 

Dino Zoff - Volevo solo fare bene il mio lavoro (Giovanni Filippetto, 2026)

Dino Zoff.
 

Documentario Rai sul grande Dino Zoff, storica bandiera del calcio italiano quando ancora ne esisteva uno degno di tal nome.

L'omaggio al capitano dell'Italia campeon '82 era quantomeno doveroso, e il parterre degli intervistati non presta il fianco a critiche. Zoff poi sa essere puntuto e mai banale, nonostante la sua fama di uomo di poche parole. A intervistarlo è - curiosamente - Francesco De Gregori.

Grandi perplessità sulla parte fiction, invece, con l'edificante storiella del bambino che vorrebbe fare il portiere, allenato da Marco Bocci. Nessuno ne sentiva il bisogno, ma tant'è.

Visto su RaiPlay. 

11 giugno 2026

Barry Seal - Una storia americana (Doug Liman, 2017)

Cruise pronto al decollo.
 

Mediocre action hollywoodiano basato (alla lontana) su una vicenda reale.

Lungo e mai veramente interessante, ha una bella ambientazione fine anni Settanta/prima metà anni Ottanta, ma per il resto non dice niente di particolare. C'è dentro di tutto: droga, traffico di armi, CIA, FBI, rivolta in Nicaragua, la politica di Reagan e così via.

Purtroppo il tono è eccessivamente scanzonato, mentre la storia si sarebbe prestata a ben altro approccio, anche visto il finale: niente happy ending, una volta tanto. Cruise va col pilota automatico (è il caso di dirlo) in un ruolo insipido come tutto il film. 

Visto in una ottima copia rimediata in modo fortunoso. 

Green Book (Peter Farrelly, 2018)

La scena al ristorante in Alabama.   Un grande pianista nero viene accompagnato da un bianco che gli fa da assistente nel profondo sud degli...