04 febbraio 2026

Troppo belle per vivere (Michael Crichton, 1981)

La bella Cindy.
 

Sciocco titolo italiano per questo Looker, un thriller diretto da Michael Crichton.

Dopo un intrigante inizio quasi depalmiano, il film procede con una certa lentezza, ma restando sempre interessante fino a circa mezz'ora dalla fine. A quel punto però si perde in modo imbarazzante, trascinandosi sino a un finale blando e deludente.

Crichton, più noto come romanziere, aveva delle idee notevoli e molto moderne, ma non sapeva bene come renderle sullo schermo. Anche la direzione degli attori lascia l'amaro in bocca, tanto che persino Albert Finney e James Coburn non incidono minimamente.

Da segnalare la gustosa colonna sonora, ad opera di Barry De Vorzon. 

Visto in una ottima copia rimediata fortunosamente. 

 

01 febbraio 2026

L'ora della violenza (Robert Mandel, 1996)

La bella Diane Venora.
 

Azione a sfondo vagamente sociale in questo thriller che avevo già visto 11 anni fa, senza serbarne ricordo.

La violenza è ormai fuori controllo in una high school di Miami, ma niente paura: ci pensa la squadraccia di Tom Berenger a rimettere tutti in riga. Tanti luoghi comuni, la presenza sempre piacevole della bella Diane Venora, un cast secondario di tutto rispetto (Luis Guzman, William Forsythe, Ernie Hudson): purtroppo il film resta un fumettone per adolescenti, mai veramente interessante.

Mischiare la violenza scolastica con il traffico della droga poteva anche essere un'idea originale, ma lo svolgimento è piatto, banale e a tratti stupidotto. A peggiorare le cose, una colonna sonora piena di rap, hip-hop e tutta quella robaccia per audiolesi.

Visto in una ottima copia di origine ignota.

28 gennaio 2026

Addio alle armi (Charles Vidor, 1957)

Rock Hudson e Sordi in ospedale.
 

Dramma bellico americano girato in Italia e tratto dal noto romanzo di Ernest Hemingway, già portato sullo schermo nel 1932.

Lungo (152') e girato con mezzi notevoli, è fondamentalmente una romantica storia d'amore, destinata a finire malissimo. Certo, la guerra è molto presente, ma spesso sembra quasi un impiccio che si mette in mezzo tra i due piccioncini Rock Hudson e Jennifer Jones.

Diverse le sequenze da ricordare, come la morte del povero Leopoldo Trieste, o ancora tutta la famigerata ritirata di Caporetto, con scene anche molto forti. Qualche momento è improbabile, d'accordo: vedi la fuga davanti al plotone di esecuzione che ha appena fucilato Vittorio De Sica; ma tutto sommato ho gradito il film.

Nel cast nostrano spicca senza dubbio De Sica, che ha il personaggio più significativo tra quelli scelti tra gli italiani, ma mi ha colpito molto il pretino di Alberto Sordi, qui incredibilmente misurato ed efficace.

Visto nel dvd italiano Quadrifoglio. 

27 gennaio 2026

La parete di fango (Stanley Kramer, 1958)

I due evasi ai ferri corti, letteralmente.
 

Grande film di Kramer con la coppia Sidney Poitier-Tony Curtis.

La trama: due galeotti ammanettati insieme riescono a scappare in modo fortuito. Si scatena una caccia all'uomo per catturare i fuggiaschi, ma oltre a questo i due devono trovare il modo di convivere, visto che non si sopportano.

Partenza a razzo per questo ottimo dramma, che entra immediatamente nel vivo e corre come un treno fino al termine. Notevoli i dialoghi, con perle come "Non potete linciarmi, io sono bianco!" detta ovviamente da Curtis. Il tema del razzismo è centrale, ma il film è un avventuroso coi controfiocchi anche lasciando fuori dalla porta i problemi dei neri d'America. Numerose le sequenze da ricordare, e su tutte quella che dà il titolo italiano alla pellicola.

Il film secondo me perde qualche colpo quando entra in scena il personaggio femminile, sterotipato e francamente irrealistico. Ma è una pecca minore in un film complessivamente eccellente.

Visto in una ottimo mux di origine incerta.

25 gennaio 2026

Uomini contro (Francesco Rosi, 1970)

Il generale Leone al vertice della follia.
 

Uno dei rari film italiani sul primo conflitto mondiale, tratto dallo splendido libro di Emilio Lussu Un anno sull'altopiano.

Rivisto dopo circa 15 anni, mi è piaciuto più della prima volta. Anche se le numerose sequenze di battaglia non sono sempre efficaci, la narrazione è lineare e i vari personaggi perfettamente amalgamati tra loro. Forse il finale eccede in retorica, e Mark Frechette come attore non era il massimo della vita, specialmente se paragonato a Volonté, Albertini, Capponi o Alain Cuny. Ecco, Cuny: il suo generale Leone è il personaggio che emerge con maggiore prepotenza.

Ottimi esterni, livida e funzionale fotografia di Pasqualino De Santis, insignificanti musiche di Piero Piccioni.

Rivisto nel dvd italiano Rarovideo. 

22 gennaio 2026

Canzoni per le strade (Mario Landi, 1950)

Un condivisibile messaggio di Tajoli.
 

Primo film da protagonista del cantante Luciano Tajoli, a quei tempi molto popolare.

Girato interamente a Milano e sceneggiato (tra gli altri) da Dino Risi, vede Tajoli che tenta di uccidersi gettandosi nel Naviglio. L'uomo viene salvato da Carlone (Carlo Ninchi, grandissimo), un accattone dal cuore d'oro a capo di una sorta di corte dei miracoli. Il buon Luciano riacquista pian piano la voglia di vivere nonostante il suo handicap fisico, e finisce per sposare la splendida Anna (Antonella Lualdi, anche lei semi-esordiente): la ragazza tra l'altro ha recuperato la vista da poco, dopo la classica costosa operazione resa possibile proprio grazie alla voce flautata di Tajoli.

La trama è quello che è, ma il film scorre via piacevolmente, anche in virtù della sua apprezzabile brevità: la copia recentemente trasmessa da Rete 4 arriva infatti a stento a 76 minuti, per chiudersi su un finale tanto brusco quanto illogico: come mai al matrimonio di Tajoli non c'è nessuno, nemmeno Carlone? Boh.

Carlo Ninchi si conferma attore di razza, anche se come fratello maggiore della Lualdi è poco probabile: aveva infatti 35 anni più di lei. Tajoli si difende grazie al doppiaggio, come accadrà regolarmente in tutte le pellicole che girerà nel corso degli anni Cinquanta: qui ha la voce del grande Gualtiero De Angelis.

Rivisto dopo 10 anni, stavolta in una copia visivamente ottima che rende giustizia agli esterni milanesi, ma con un audio talvolta arduo da decifrare.

20 gennaio 2026

La dolce vita (Federico Fellini, 1960)

Alain Cuny è Steiner.
 

Ho rivisto dopo una dozzina d'anni il più noto film di Fellini, sempre piacevole nonostante le sue tre ore di durata.

Io non lo considero tra le cose migliori del regista riminese; sconta - a mio parere - la sua struttura rapsodica, con episodi indipendenti tra loro e collegati per modo di dire: più che svilupparsi, la storia avanza. Mastroianni è eccellente, spesso più spettatore che attore di quanto gli capita intorno. Meno efficace Emma, la fidanzata depressa, vera e propria palla al piede che Marcello non si decide mai a lasciare.

Tante le sequenze memorabili: l'incontro col padre, che tocca vette di patetico altissime, nonché tutta la vicenda di Steiner, con il suo tragico finale. Prevale senz'altro un tono cupo, in tutto il film, ma non manca qualche momento distensivo, qualche battutina che fa sorridere ("Evviva la Svezia!")

Rivisto nel bluray italiano. 

16 gennaio 2026

Bersaglio di notte (Arthur Penn, 1975)

Lo sguardo di Melanie Griffith.
 

Thriller con Gene Hackman diretto da Arthur Penn.

Lo avevo già visto nel 2012, ma non ne avevo serbato alcun ricordo, al solito. Hackman, un investigatore privato di mezza tacca, scopre che sua moglie lo tradisce; nel frattempo è invischiato in un caso più complicato del solito, dovendo rintracciare una ragazzina ribelle sparita da un paio di mesi.

Il film ha il suo perché, ma la storia fa acqua da tutte le parti, specialmente nell'ultima mezz'ora. Hackman comunque è un bel personaggio, meno stereotipato del solito. Notevole la Griffith, sedicenne al tempo delle riprese.

Rivisto in una ottima copia di origine ignota. 

14 gennaio 2026

Je vous salue, Marie (Jean-Luc Godard, 1985)

Jess Franco? No, Godard.
 

Film scandalo (?) di Jean-Luc Godard, presentato in concorso al Festival di Berlino.

La storia è quella di Maria, una ragazza ancora vergine che rimane incinta dopo la visita di un certo Gabriele: ci siamo capiti. Il regista alterna discorsi alti sul senso della vita a banalità assolute, mostra la giovane Maria sempre nuda e inserisce musica classica quasi senza soste, chiudendo con la Passione secondo Matteo di Bach, come aveva fatto Pasolini con Accattone e come farà anni dopo Scorsese in Casinò.

Per usare un eufemismo, non ho mai amato né Godard né la cosiddetta Nouvelle vague. Ho sempre trovato noiosi questi film, e anche in questo caso non sono riuscito ad apprezzare quasi nulla. Troppa aria fritta, personaggi insulsi o appena accennati (Juliette Binoche che ci sta a fare, per esempio?) e provocazioni che potevano anche funzionare 40 anni fa, ma oggi fanno sbadigliare.

Visto nel dvd italiano. 

10 gennaio 2026

Tu mi turbi (Roberto Benigni, 1983)

La giovane Nicoletta Braschi.
 

Esordio alla regìa del popolare comico toscano, che finora mi ero sempre perso.

Diviso in 4 episodi indipendenti, è rozzo e statico a livello registico, e la noia qua e là fa inevitabilmente capolino. Il primo segmento (Durante Cristo) mi è piaciuto, sia per le battute che per l'ambientazione insolita. Meno riusciti i successivi tre: qualche risata comunque si fa, specialmente nel colloquio tra Benigni e il direttore della banca Giacomo Piperno. Molte scene sono però tirate troppo per le lunghe, e si sente la mancanza di un'idea forte di fondo.

Visto in un'ottima copia di origine ignota.

Troppo belle per vivere (Michael Crichton, 1981)

La bella Cindy.   Sciocco titolo italiano per questo Looker , un thriller diretto da Michael Crichton. Dopo un intrigante inizio quasi depal...