
Il papa nero, come nella canzone dei Pitura Freska.
L'ultimo film di Paolo Sorrentino, sempre con Toni Servillo protagonista.
Film deludente, per me. Servillo è il presidente della Repubblica, ormai arrivato al cosiddetto semestre bianco. Lo attendono alcune decisioni particolarmente difficili da prendere, e l'uomo tentenna, come del resto ha sempre fatto, a quanto si scopre.
La storia è minimalista, sebbene tocchi temi di grande rilevanza sociale come l'eutanasia. I dialoghi però non aiutano, anzi spesso annoiano, annegando nella banalità. Senza contare che molte sequenze (vedi l'arrivo del premier portoghese, sotto la pioggia) sono tirate per le lunghe.
Un'opera molto stilizzata, diretta con innegabile eleganza formale: ma le emozioni non ci sono, non arriva quasi nulla allo spettatore. Tutto resta molto fumoso, e qualche scelta bizzarra (il papa nero che fila via in scooter, o l'apparizione del rapper Guè Pequeno) non aiuta a smuovere le acque di un film tedioso, dall'inizio alla fine.
Sorvolo sulle risibili didascalie finali, classico espediente usato da registi incapaci di chiudere i loro film: possibile che Sorrentino sia caduto così in basso? Bah.
Visto in una ottima copia rimediata in modo fortunoso.
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