05 febbraio 2026

L'uomo del riksciò (Hiroshi Inagaki, 1958)

Matsugoro e il suo risciò.
 

Dramma giapponese che vinse il Leone d'oro a Venezia.

Siamo nei primi anni del Novecento. Toshiro Mifune è Matsugoro, un conducente di risciò che un giorno aiuta il piccolo Tosho, caduto da un albero. In questo modo conosce la famiglia del bambino, cui resta legato in modo profondo, visto che l'uomo vive da solo. Oltretutto Tosho resta orfano di padre di lì a poco, cosa che stringe ulteriormente il rapporto tra i due.

Bel film: non mi ha appassionato in modo particolare ma è impossibile non riconoscerne le qualità. Matsugoro è un personaggio a tutto tondo, e Mifune è eccellente nel renderlo in modo umano. Molto bella l'idea delle transizioni, simboleggiate dalle ruote del risciò che girano. Finale originale e commovente, con colori quasi psichedelici.

Nonostante sia formalmente un film drammatico ci sono diverse parti leggere, che funzionano meno (a mio avviso) di quelle serie. Come era prevedibile in una pellicola ambientata nel Giappone di inizio secolo scorso, abbondano gli infiniti (e talora tediosi) salamelecchi del popolo orientale: tutti si scusano a vicenda per qualsiasi cosa, si inchinano una mezza dozzina di volte prima di accomiatarsi e così via. Talvolta mi è difficile non sentire un senso di disagio, non dirò di fastidio, per i riti di questo mondo da noi così distante. Mah.

Visto nel dvd italiano A&R. 

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