28 dicembre 2025

L'uccello dalle piume di cristallo (Dario Argento, 1970)

Salerno interroga Musante.
 

Esordio alla regìa del regista romano con questo thriller non privo di spunti originali.

C'è il solito tizio che assiste ad un tentato omicidio per caso, diventa il sospettato numero 1 per la polizia e decide quindi di mettersi ad indagare per i fatti suoi. I cadaveri iniziano ad aumentare, ma il nostro eroe sarà in grado di trovare l'assassino prima di rimanerci secco. 

Se la regìa è inventiva e molto moderna (per i tempi), la storia purtroppo è insipida, e la sceneggiatura non fa molto per vivacizzarla. Girato in una Roma semideserta, non presenta nessun personaggio interessante, nemmeno il grande Mario Adorf, che si vede in una sola sequenza. Bravino Musante, mentre Salerno va col pilota automatico.

Visto in una ottima copia di origine ignota, dato che il film ha avuto circa ottocento edizioni diverse negli ultimi anni. 

25 dicembre 2025

Il domestico (Luigi Filippo D'Amico, 1974)

Lo strabismo di Leonora Fani.
 

Notevole commedia buzzanchiana scritta dalla coppia Vianello-Continenza.

Divertente e ben costruita, regala momenti spassosi e senza mai scadere nel farsesco. Buzzanca è bravissimo, e il comparto femminile di prim'ordine, con una menzione speciale per l'incantevole Leonora Fani, che peraltro aveva solo 10 anni in meno di Martine Brochard, che qui interpreta sua madre.

Fantastica tutta la sequenza del film neorealista Lampi sulla risaia, con Salce regista e Cannavale come produttore napoletano ignorante e senza scrupoli. Anche il finale, con il povero Lando che fa il domestico in prigione, è ben calibrato.

Visto in una copia televisiva, dalle reti Mediaset. 

23 dicembre 2025

Codice 215: Valparaiso non risponde (Helvio Soto, 1975)

Tre dei (tanti) protagonisti.
 

Dramma civile sul colpo di stato in Cile che nel 1973 portò al potere il famigerato Augusto Pinochet.

Coprodotto da Francia e Bulgaria e con un cast di alto livello (Riccardo Cucciolla unico italiano), è un prodotto confuso, pieno di personaggi, che non si concentra su un lato della vicenda ma cerca di spiegare tanto, se non tutto: errore classico di un certo tipo di cinema, un po' à la Costa-Gavras. E mi chiedo che senso abbia prendere attrici di talento e fama internazionale come Bibi Andersson e Annie Girardot, se poi hanno due battute (peraltro insipide) in tutto il film.

Non manca qualche inevitabile semplificazione, ma al di là di questo è molto, molto difficile appassionarsi ad una narrazione del genere: a mezz'ora dalla fine mi sono arreso.

Visto nel dvd Sinister recentemente pubblicato: la versione italiana elimina il bilinguismo francese/inglese originale, come al solito.

16 dicembre 2025

La rivincita di Natale (Pupi Avati, 2004)

La partita entra nel vivo.
 

Grande séguito avatiano che riunisce lo stesso cast.

A mio parere siamo al livello del primo film, anche se Petra Khruz è forse la peggiore attrice mai vista sullo schermo dai tempi dei fratelli Lumière. Comunque la ragazza si vede poco, e non ha molto da dire. 

Stavolta la partita a poker prende circa mezz'ora, e funziona come un orologio svizzero: spettacolare il voltafaccia a sorpresa di Ugo e Lele, due carogne disposte a qualsiasi bassezza per spennare l'ex amico Franco. Ma le cose finiranno malissimo per entrambi.

Certo il twist finale, con Abatantuono che fa poker d'assi dopo aver cambiato quattro carte, è quantomeno improbabile. Immagino che nel mondo reale sarebbe stato appeso per i piedi da qualche parte, ma va bene lo stesso. Il film per me è ottimo: diverte, emoziona ed è pieno di battute notevoli. Avrei voluto anche un terzo capitolo, che purtroppo ormai ben difficilmente vedremo.

Rivisto nel solito dvd italiano. 

14 dicembre 2025

Regalo di Natale (Pupi Avati, 1986)

L'enigmatico avvocato Santelia.
 

Grandissimo film di Avati, ormai un classico natalizio per molti della mia generazione e non soltanto.

Rivisto per intero dopo molti anni, mi è parso addirittura migliorato: non gli ho trovato un difetto. Tutto funziona perfettamente, specialmente nella descrizione dei rapporti in questo gruppo di amici, ormai molto distanti l'uno dall'altro. Interpretato da uno straordinario gruppo di 5 attori, si prende mezz'ora prima di entrare nel vivo, quando inizia la serata di poker.

Non rammentavo la presenza di Raffaele Curi, qui anche costumista. Bellissima e suggestiva la musica di Riz Ortolani, mentre a mancare del tutto, se vogliamo, è l'atmosfera invernale: il freddo che dovrebbe esserci a Bologna il 24 Dicembre è più immaginato che reale. 

Rivisto nel dvd italiano. 

12 dicembre 2025

L'Italia in pigiama (Guido Guerrasio, 1977)

Ezio Sancrotti operaio sessuomane.
 

Tremendo finto documentario sul sesso e le sue infinite varianti prodotto a Milano.

Ovviamente l'approccio pseudoscientifico iniziale naufraga già dopo pochi minuti, in questo guazzabuglio di scenette che spaziano tra l'insipido ed il patetico più spinto. Narrato a colpi di episodietti indipendenti, non ha un filo logico vero e proprio, e manca quasi del tutto della consueta voce fuori campo.

Moltissimi nudi, erotismo blando, tentativi umoristici pietosi. Nel cast volti più o meno del cinema fatto a Milano in quel periodo, anche se alcuni esterni furono girati in Puglia: si vede ad esempio la Biblioteca Capitolare Finia di Gravina:

 
 
Visto in una copia telecinemata da pellicola, con colori psichedelici.

10 dicembre 2025

Enfantasme (Sergio Gobbi, 1978)

Lo psichiatra e il suo Fiat 132.
 

Bel dramma con venature thriller coprodotto tra Francia e Italia.

Girato a Bormio e dintorni, vede Agostina Belli nei panni di una madre che non si dà pace per la recente morte del figlio. Finché un giorno non spunta un altro bambino, il misterioso Nino, che riempe il suo vuoto e la fa stare meglio. Il problema è che nessuno riesce mai ad incontrare questo Nino tranne lei, tanto che il marito (Satta Flores) inizia a pensare che la donna abbia la traveggole.

Molti i pregi: la suggestiva ambientazione invernale, le belle musiche del maestro Cipriani e persino la prova di Agostina Belli, raramente così intensa e credibile. Forse il finale è un po' forzato, ma non mi è dispiaciuto nemmeno quello.

Tra i luoghi visibili nel film spicca la chiesa dei santi Gervasio e Protasio di piazza Cavour, a Bormio:

 

Visto in una ottima copia rimediata fortunosamente. 

 

07 dicembre 2025

Papillon (Michael Noer, 2017)

L'arrivo all'Isola del Diavolo.
 

Inevitabile remake del capolavoro del 1973 diretto da Franklin J. Schaffner.

Discreto film, che non di distanzia molto dall'originale nello sviluppo della storia. Che oltretutto non spiega granché, contando sul fatto che il pubblico abbia già presente la vicenda, quantomeno per sommi capi.

Anche se tecnicamente è un prodotto valido, quello che purtroppo manca in modo pesante è il pathos, o se vogliamo l'emozione. I due protagonisti restano figure di poco spessore, nonostante la buona prova di Rami Malek nel rendere il suo Degas.

Visto in una ottima copia rimediata fortunosamente. 

06 dicembre 2025

Il bigamo (Luciano Emmer, 1955)

La bizzarra vettura di Mastroianni.
 

Commedia di costume diretta da Luciano Emmer.

Mastroianni è un agente di commercio che viene accusato di bigamia, e così finisce dietro le sbarre. L'uomo grida la sua innocenza, ma per il sistema giuridico italiano sembra più conveniente dichiararsi colpevole, anche quando non lo si è. Il film giunge al sospirato lieto fine, ma non si può scordare che il buon Marcello si è fatto qualche mese di villeggiatura a spese dello Stato senza aver fatto assolutamente nulla.

Buon film, forse a tratti un po' chiassoso, ma con un cast spettacolare anche nei ruoli di supporto. Oltre alle due mogli (Giovanna Ralli e Franca Valeri), ci sono un grandissimo Memmo Carotenuto, Marisa Merlini, Guglielmo Inglese e addirittura Salvo Randone. Poi c'è De Sica, eccellente nei panni di un principe del foro truffaldino; sentirlo parlare di bigamia fa un certo effetto, vista la sua vita privata di quel tempo, divisa tra Giuditta Rissone e Maria Mercader.

Visto in una ottima copia di origine incerta. 

02 dicembre 2025

Il cappio (Wojciech Has, 1958)

La solitudine di Kuba.
 

Film polacco che mi era ignoto fino a pochi giorni fa.

24 ore nella vita di Kuba, un alcolizzato cronico in procinto di iniziare un percorso di recupero, in ospedale, per smettere finalmente di bere. Per fare questo, però, deve attendere il ritorno dal lavoro della sua fidanzata, alle 18. E sono soltanto le otto del mattino. Come resistere per tutto questo tempo alla tentazione di farsi un bicchierino?

Bel film, che ricorda a tratti Giorni perduti di Billy Wilder. Il protagonista è molto bravo: fa quasi impressione il modo in cui cambia faccia dopo aver bevuto qualche vodka al bar.

Film molto cupo, com'è facile intuire. "Se è possibile tornare a qualcosa, tornerò a vivere" dice a un certo punto Kuba: gran bella frase. Fotografia eccellente, regìa ottima soprattutto considerando che si tratta del primo lavoro di finzione del regista, tale Wojciech Has, che qui da noi è un illustre sconosciuto anche perché molti dei suoi film - questo incluso - non furono distribuiti in sala. 

Il film mantiene una discreta vitalità fino al triste finale, che il titolo già anticipa in modo evidente.

Visto su RaiPlay, in polacco con sottotitoli in italiano. 

Al di là della vita (Martin Scorsese, 1999)

Il protagonista.   Rivisto dopo molti anni questo grande film di Scorsese, forse il suo ultimo lavoro che mi sia piaciuto veramente. Diretto...