28 gennaio 2026

Addio alle armi (Charles Vidor, 1957)

Rock Hudson e Sordi in ospedale.
 

Dramma bellico americano girato in Italia e tratto dal noto romanzo di Ernest Hemingway, già portato sullo schermo nel 1932.

Lungo (152') e girato con mezzi notevoli, è fondamentalmente una romantica storia d'amore, destinata a finire malissimo. Certo, la guerra è molto presente, ma spesso sembra quasi un impiccio che si mette in mezzo tra i due piccioncini Rock Hudson e Jennifer Jones.

Diverse le sequenze da ricordare, come la morte del povero Leopoldo Trieste, o ancora tutta la famigerata ritirata di Caporetto, con scene anche molto forti. Qualche momento è improbabile, d'accordo: vedi la fuga davanti al plotone di esecuzione che ha appena fucilato Vittorio De Sica; ma tutto sommato ho gradito il film.

Nel cast nostrano spicca senza dubbio De Sica, che ha il personaggio più significativo tra quelli scelti tra gli italiani, ma mi ha colpito molto il pretino di Alberto Sordi, qui incredibilmente misurato ed efficace.

Visto nel dvd italiano Quadrifoglio. 

27 gennaio 2026

La parete di fango (Stanley Kramer, 1958)

I due evasi ai ferri corti, letteralmente.
 

Grande film di Kramer con la coppia Sidney Poitier-Tony Curtis.

La trama: due galeotti ammanettati insieme riescono a scappare in modo fortuito. Si scatena una caccia all'uomo per catturare i fuggiaschi, ma oltre a questo i due devono trovare il modo di convivere, visto che non si sopportano.

Partenza a razzo per questo ottimo dramma, che entra immediatamente nel vivo e corre come un treno fino al termine. Notevoli i dialoghi, con perle come "Non potete linciarmi, io sono bianco!" detta ovviamente da Curtis. Il tema del razzismo è centrale, ma il film è un avventuroso coi controfiocchi anche lasciando fuori dalla porta i problemi dei neri d'America. Numerose le sequenze da ricordare, e su tutte quella che dà il titolo italiano alla pellicola.

Il film secondo me perde qualche colpo quando entra in scena il personaggio femminile, sterotipato e francamente irrealistico. Ma è una pecca minore in un film complessivamente eccellente.

Visto in una ottimo mux di origine incerta.

25 gennaio 2026

Uomini contro (Francesco Rosi, 1970)

Il generale Leone al vertice della follia.
 

Uno dei rari film italiani sul primo conflitto mondiale, tratto dallo splendido libro di Emilio Lussu Un anno sull'altopiano.

Rivisto dopo circa 15 anni, mi è piaciuto più della prima volta. Anche se le numerose sequenze di battaglia non sono sempre efficaci, la narrazione è lineare e i vari personaggi perfettamente amalgamati tra loro. Forse il finale eccede in retorica, e Mark Frechette come attore non era il massimo della vita, specialmente se paragonato a Volonté, Albertini, Capponi o Alain Cuny. Ecco, Cuny: il suo generale Leone è il personaggio che emerge con maggiore prepotenza.

Ottimi esterni, livida e funzionale fotografia di Pasqualino De Santis, insignificanti musiche di Piero Piccioni.

Rivisto nel dvd italiano Rarovideo. 

22 gennaio 2026

Canzoni per le strade (Mario Landi, 1950)

Un condivisibile messaggio di Tajoli.
 

Primo film da protagonista del cantante Luciano Tajoli, a quei tempi molto popolare.

Girato interamente a Milano e sceneggiato (tra gli altri) da Dino Risi, vede Tajoli che tenta di uccidersi gettandosi nel Naviglio. L'uomo viene salvato da Carlone (Carlo Ninchi, grandissimo), un accattone dal cuore d'oro a capo di una sorta di corte dei miracoli. Il buon Luciano riacquista pian piano la voglia di vivere nonostante il suo handicap fisico, e finisce per sposare la splendida Anna (Antonella Lualdi, anche lei semi-esordiente): la ragazza tra l'altro ha recuperato la vista da poco, dopo la classica costosa operazione resa possibile proprio grazie alla voce flautata di Tajoli.

La trama è quello che è, ma il film scorre via piacevolmente, anche in virtù della sua apprezzabile brevità: la copia recentemente trasmessa da Rete 4 arriva infatti a stento a 76 minuti, per chiudersi su un finale tanto brusco quanto illogico: come mai al matrimonio di Tajoli non c'è nessuno, nemmeno Carlone? Boh.

Carlo Ninchi si conferma attore di razza, anche se come fratello maggiore della Lualdi è poco probabile: aveva infatti 35 anni più di lei. Tajoli si difende grazie al doppiaggio, come accadrà regolarmente in tutte le pellicole che girerà nel corso degli anni Cinquanta: qui ha la voce del grande Gualtiero De Angelis.

Rivisto dopo 10 anni, stavolta in una copia visivamente ottima che rende giustizia agli esterni milanesi, ma con un audio talvolta arduo da decifrare.

20 gennaio 2026

La dolce vita (Federico Fellini, 1960)

Alain Cuny è Steiner.
 

Ho rivisto dopo una dozzina d'anni il più noto film di Fellini, sempre piacevole nonostante le sue tre ore di durata.

Io non lo considero tra le cose migliori del regista riminese; sconta - a mio parere - la sua struttura rapsodica, con episodi indipendenti tra loro e collegati per modo di dire: più che svilupparsi, la storia avanza. Mastroianni è eccellente, spesso più spettatore che attore di quanto gli capita intorno. Meno efficace Emma, la fidanzata depressa, vera e propria palla al piede che Marcello non si decide mai a lasciare.

Tante le sequenze memorabili: l'incontro col padre, che tocca vette di patetico altissime, nonché tutta la vicenda di Steiner, con il suo tragico finale. Prevale senz'altro un tono cupo, in tutto il film, ma non manca qualche momento distensivo, qualche battutina che fa sorridere ("Evviva la Svezia!")

Rivisto nel bluray italiano. 

16 gennaio 2026

Bersaglio di notte (Arthur Penn, 1975)

Lo sguardo di Melanie Griffith.
 

Thriller con Gene Hackman diretto da Arthur Penn.

Lo avevo già visto nel 2012, ma non ne avevo serbato alcun ricordo, al solito. Hackman, un investigatore privato di mezza tacca, scopre che sua moglie lo tradisce; nel frattempo è invischiato in un caso più complicato del solito, dovendo rintracciare una ragazzina ribelle sparita da un paio di mesi.

Il film ha il suo perché, ma la storia fa acqua da tutte le parti, specialmente nell'ultima mezz'ora. Hackman comunque è un bel personaggio, meno stereotipato del solito. Notevole la Griffith, sedicenne al tempo delle riprese.

Rivisto in una ottima copia di origine ignota. 

14 gennaio 2026

Je vous salue, Marie (Jean-Luc Godard, 1985)

Jess Franco? No, Godard.
 

Film scandalo (?) di Jean-Luc Godard, presentato in concorso al Festival di Berlino.

La storia è quella di Maria, una ragazza ancora vergine che rimane incinta dopo la visita di un certo Gabriele: ci siamo capiti. Il regista alterna discorsi alti sul senso della vita a banalità assolute, mostra la giovane Maria sempre nuda e inserisce musica classica quasi senza soste, chiudendo con la Passione secondo Matteo di Bach, come aveva fatto Pasolini con Accattone e come farà anni dopo Scorsese in Casinò.

Per usare un eufemismo, non ho mai amato né Godard né la cosiddetta Nouvelle vague. Ho sempre trovato noiosi questi film, e anche in questo caso non sono riuscito ad apprezzare quasi nulla. Troppa aria fritta, personaggi insulsi o appena accennati (Juliette Binoche che ci sta a fare, per esempio?) e provocazioni che potevano anche funzionare 40 anni fa, ma oggi fanno sbadigliare.

Visto nel dvd italiano. 

10 gennaio 2026

Tu mi turbi (Roberto Benigni, 1983)

La giovane Nicoletta Braschi.
 

Esordio alla regìa del popolare comico toscano, che finora mi ero sempre perso.

Diviso in 4 episodi indipendenti, è rozzo e statico a livello registico, e la noia qua e là fa inevitabilmente capolino. Il primo segmento (Durante Cristo) mi è piaciuto, sia per le battute che per l'ambientazione insolita. Meno riusciti i successivi tre: qualche risata comunque si fa, specialmente nel colloquio tra Benigni e il direttore della banca Giacomo Piperno. Molte scene sono però tirate troppo per le lunghe, e si sente la mancanza di un'idea forte di fondo.

Visto in un'ottima copia di origine ignota.

08 gennaio 2026

La signora senza camelie (Michelangelo Antonioni, 1953)

Lucia Bosé al telefono.
 

Dramma di Antonioni ambientato nel mondo del cinema romano.

Lucia Bosé è una diva del grande schermo. Giovane e bellissima, è però incapace di godersi la vita ed il successo; sposa un uomo che non ama e si fa manovrare come un burattino. Schiava di un moralismo che oggi suona francamente eccessivo, finisce per cadere davvero in basso nel finale, che è forse la cosa migliore della pellicola.

Opera senz'altro di livello, anche se non mi ha preso molto a livello emotivo. La protagonista è troppo passiva, e come personaggio centrale non funziona granché. Tra l'altro Antonioni aveva scelto Gina Lollobrigida per il ruolo, ma la Lollo si tirà indietro all'ultimo minuto, con tanto di causa penale a seguire.

Ad ogni modo il comparto tecnico è eccellente: bellissime le musiche di Giovanni Fusco, eccellente la fotografia in b/n di Enzo Serafin. La regìa è elegante, con lunghi piani sequenza piuttosto elaborati per l'epoca. Andrea Checchi e Gino Cervi sono perfetti per i rispettivi ruoli, così come Alain Cuny per quel poco che si vede. Più loffio Ivan Desny, (altro personaggio debole) nobilitato comunque dalla voce di Emilio Cigoli.

Rivisto (o meglio visto, dato che non ricordavo affatto di averlo già visionato nel 2012) in un'ottima copia di origine ignota.

06 gennaio 2026

Perché quelle strane gocce di sangue sul corpo di Jennifer? (Giuliano Carnimeo, 1972)

La divina Edwige.
 

Thriller erotico girato nel momento di maggior fulgore del sottogenere.

Edwige Fenech (spettacolare) è perseguitata dalla sfortuna: non solo l'ex marito la tormenta perché torni con lui, ma le persone che la frequentano iniziano misteriosamente a morire, una dopo l'altra, per motivi poco chiari. La polizia brancola nel buio, proprio come lo spettatore, ma alla fine il colpevole salterà fuori, rimanendoci secco.

Film mediocre, con la regìa che procede a colpi di zoomate e qualche personaggio caricaturale a ravvivare il clima, come il fotografo interpretato da Oreste Lionello. Più gustoso il commissario di Giampiero Albertini, appassionato di filatelia e pressoché disinteressato agli omicidi che si accumulano in pochi giorni nella sua città.

Lo svolgimento comunque è farraginoso, il ritmo lento e non mancano momenti illogici, come quando la Fenech entra nell'appartamento accanto al suo usando le chiavi per aprire il portone: dove le ha prese? Boh. 

Visto in una ottima copia derivata da qualche bluray, credo. 

02 gennaio 2026

La nuora giovane (Luigi Russo, 1975)

Bonuglia e la Stefanelli.
 

Commedia erotica diretta da Luigi Russo.

Il figlio di Philippe Leroy sposa un pezzo di ragazza, ma la coppia entra subito in crisi. Ci penserà il suocero a ridare il sorriso alla sposina, com'era intuibile.

Filmetto molto modesto, con una storia insipida e molti nudi femminili per tenere desto l'interesse dello spettatore. Simonetta Stefanelli e l'altrimenti ignota Florence Barnes fanno la loro parte, mentre Orchidea De Santis si vede pochissimo. Quasi interamente girato dentro la villa romana di via Casal Lumbroso, che in quel periodo fu set per dozzine di pellicole, qua e là tenta anche la carta dello humour, con risultati tremendi.

Buono il cast secondario: Mario Carotenuto, Renzo Montagnani, Didi Perego, mentre Maurizio Bonuglia è il solito pesce lesso.

Tra i rarissimi esterni del film, il santuario della Beata Vergine del Castello di Fiorano Modenese:

 

Visto in un'ottima copia, quasi certamente proveniente da una delle piattaforme a pagamento.

Troppo belle per vivere (Michael Crichton, 1981)

La bella Cindy.   Sciocco titolo italiano per questo Looker , un thriller diretto da Michael Crichton. Dopo un intrigante inizio quasi depal...