17 aprile 2022

Il messaggero della morte (Roger Christian, 1982)

La scena dell'elettroshock.

Thriller paranormale non troppo riuscito. Il film parte anche bene, con una sequenza ad effetto, ma a mano a mano che la storia procede purtroppo diventa tutto un po' fumoso.

Il protagonista è un giovane ragazzo che viene ricoverato in una clinica psichiatrica dopo un tentativo di suicidio. In breve salta fuori che i suoi sogni e le sue allucinazioni sono in grado di diventare reali per alcune persone vicine a lui, tra le quali la dottoressa che l'ha preso in cura. Il che dà l'occasione per mostrare alcuni effettacci e scene splatter assortite.

Tutto sommato deludente: anche il colp(ett)o di scena finale (la madre del ragazzo, morta da giorni, ri-salta fuori e appare sul furgone del figlio ormai guarito) è bello ma tutt'altro che inaspettato.

Visto nel dvd Sinister, di buona qualità.

15 aprile 2022

In piena luce (Robert Day, 1971)

Stella Stevens e Richard Boone.

Film-tv di buona fattura prodotto da Aaron Spelling.

Richard Boone è un attore di successo che però è appena diventato cieco. Dato che le sfighe raramente vengono da sole, appena tornato a casa dalla clinica scopre che la moglie (Stella Stevens) lo tradisce da tempo col suo migliore amico. Da lì parte la vendetta, cioé quello che oggi chiameremmo femminicidio.

Chiaramente per un cieco, che oltretutto lo è solo da poche settimane, non sarà semplicissimo organizzare la cosa, ma il nostro eroe (per modo di dire) ha diverse frecce al suo arco. Sfortunatamente per lui, il commissario (John Marley, che l'anno dopo apparirà ne Il padrino con una testa di cavallo nel letto) non si farà incantare dalle circostanze, che sembrerebbero escludere l'uomo dall'elenco dei sospettati. Il finale, con Marley che fa salire in macchina l'assassino inconsapevole (l'uomo crede di essere su un taxi) è la cosa migliore di questo robusto ed agile (solo 68' di durata) film per la tv.

Visto nel dvd Golem, che recupera il doppiaggio italiano realizzato al tempo della prima messa in onda televisiva italiana del 1978.

Inventiamo l'amore (Camillo Mastrocinque, 1938)

Un giovane Gino Cervi.

Vecchissima ma godibile commediola sentimentale all'acqua di rose.

Gino Cervi ed Evi Maltagliati sono due innamoratini che fanno la classica fuitina da Urbino a Roma. Lui ha messo da parte un gruzzoletto di 100mila lire, non poco nel 1938, e tenta di lanciarsi come produttore di un film che vedrà la sua bella come protagonista. La storia, non troppo plausibile, proseguendo si incasina abbastanza, ma non si dubita nemmeno per un istante che l'amore, alla fine, trionferà.

Film gustoso, in particolare per le deliziose caratterizzazioni di Amelia Chellini, Guglielmo Sinaz e soprattutto Sergio Tofano, impagabile come ricco, imbranato corteggiatore. La sequenza in cui fa indigestione di aragosta poi è davvero bizzarra.

Visto su Iris.

10 aprile 2022

Un colpo di pistola (Renato Castellani, 1942)

Fosco Giachetti prende la mira.

Esordio alla regìa del bravo Renato Castellani, qui alle prese con la riduzione di un dramma di Puskin.

Fosco Giachetti racconta in flashback la vicenda: lui è un ufficiale della Russia zarista innamorato della bella Assia Noris. Per un equivoco, crede che lei sia invece interessata al suo migliore amico Antonio Centa: decide quindi di sparire, non prima di aver sfidato a duello l'ormai ex amico, che è ignaro di tutto.

Ulteriori complicazioni a seguire, ma non vale la pena di scendere in dettagli. Il film è bello: centrati i tre protagonisti (forse un po' in ombra il resto del cast) e raffinata la messa in scena, elegante ma senza troppi svolazzi.

La suggestiva sequenza che apre il film venne girata sul Lago del Segrino, nel comasco: si riconosce sullo sfondo lo chalet tuttora presente, ormai in stato di abbandono.

 

Visto nel dvd italiano Cristaldi.

08 aprile 2022

La vera storia della monaca di Monza (Bruno Mattei, 1980)

Il titolo del film.

Erotico conventuale che si ispira (alla lontana) alla ben nota storia di Marianna de Leyva, alias suor Virginia Maria.

La vicenda della Monaca di Monza chiaramente è solo un pretesto, e fin qui niente da eccepire. Purtroppo il film ha tanti difetti, a partire da un cast quantomeno discutibile: Garofalo, Cutini, l'insipida Zora Kerowa.

A questo si aggiunga l'abituale rozzezza formale della regìa di Bruno Mattei, che non evita nemmeno qualche scivolata nel comico involontario come nella sequenza con Franco Garofalo vestito con una aderente tutina rossa da diavolo: vedere per credere.

Visto nel bluray Severin, di qualità video discreta e niente più.

06 aprile 2022

Il grande addio (Renato Polselli, 1954)

Un'inquadratura del finalone.

Uno dei primi film di Renato Polselli, un torbido dramma sul tema (allora molto sentito) dei bambini meticci, figli della guerra.

John Kitzmiller è un pilota dell'aviazione americana. Un bel giorno bombarda per errore una giostra nella piazza di un paese, scambiandola per un accampamento militare, uccidendo molti bambini. Il senso di colpa lo tormenta, tanto che resta a vivere in zona e conosce Wanda, una prostituta del luogo, con cui ha una fugace relazione.

Passano gli anni. John è sparito, mentre Wanda è ora una madre single (come diremmo oggi) del piccolo Angelo, un mulatto che viene schernito con feroce cattiveria dagli altri bambini, che lo chiamano brutto negraccio senza troppi problemi. Ovviamente Angelo è figlio di John, ma lui non ne sa niente.

Seguono sviluppi improbabili, che comprendono una rapina finita male, l'adozione del piccolo Angelo da parte della famiglia di Dante Maggio (che adottò il bambino anche nella realtà, peraltro), un bizzarro quanto illogico balletto africano che spezza orribilmente il ritmo del film, John che si fa frate (!) e poi esce di senno quando scopre di avere un figlio rimasto nel frattempo orfano, per chiudere con un bel finalone mistico sotto un gigantesco crocefisso in mezzo a una vallata.

Il film è modesto, sia tecnicamente che a livello di scrittura: molti dei dialoghi sembrano usciti direttamente da un fotoromanzo d'epoca. Ad ogni modo si segue con perverso piacere. Polselli aveva ben presente Il monello di Chaplin, come si può notare in alcune inquadrature. Kitzmiller poi era davvero bravo, e fece parecchi film in Italia, pur essendo un attore improvvisato, preso dalla strada insomma.

Visto nella copia trasmessa da Cine 34 dopo decenni di sostanziale oblio.

02 aprile 2022

Immagini di un convento (Joe D'Amato, 1979)

Una fotobusta del film.

Joe D'Amato offre il suo personale contributo al genere erotico/conventuale partendo addirittura da un testo di Diderot (!).

Il film, visto nella copia integrale da 102' uscita in bluray per la Severin, soffre di una certa tediosità, specialmente nella prima parte. Infinite scene erotiche in slow-motion, suore che camminano senza sosta per lunghissimi corridoi e così via. Nella seconda parte il ritmo si alza un po', e fortunatamente inizia anche a succedere qualcosa in questo convento dove - nientemeno - aleggia una oscura presenza demoniaca. Urge convocare un esorcista, ed ecco che arriva Donald O'Brien, protagonista della sequenza più bella del film: quella in cui riesce a restare impassibile mentre una decina di suore ingrifate lo spoglia e tenta di farselo ad ogni costo.

Certo, vedere attrici come Paola Senatore e Marina Frajese in tonaca fa uno strano effetto. Il film comunque resiste sullo scivoloso crinale tra soft e hard per quasi tutta la sua durata, sconfinando nel porno tout court solo in un paio di momenti. Resta da capire quale versione sia passata in sala in Italia 40 e rotti anni fa. Chissà.

Visto nell'ottimo bluray Severin.

30 marzo 2022

Suor Omicidi (Giulio Berruti, 1979)

Paola Morra in abito da suora: niente male.

Folle thriller erotico con troppe situazioni trash per poterle anche solo enumerare tutte in poche righe.

Anita Ekberg, invecchiata malissimo, è una suora mezza matta che si aggira per un cronicario trattando tutti a pesci in faccia, dai malati ai medici, fino alle altre suore infermiere. Sfortunatamente per lei inizia a morire un po' troppa gente, e i sospetti convergono molto rapidamente sulla donna: sorpresa finale.

Film godibilissimo, a modo suo. Berruti gira e monta in modo particolare: basti vedere le sequenze oniriche/allucinatorie con la Ekberg che sragiona. Certo, non manca qualche motivo di perplessità: su tutti la scelta di Joe Dallesandro come medico, ma sono dettagli. Del resto siamo dalle parti dell'exploitation più grezza, e non c'è troppo da fare i sofistici.

Anche qui si giunge al classico, improbabile e persino disonesto colpo di scena finale, dal quale veniamo a scoprire che la vera responsabile delle misteriose morti in ospedale era in realtà la suorina Paola Morra (bona come il pane). Amen.

Visto nel dvd spagnolo, in odore di qualche taglietto ma forse è solo una mia maliziosa supposizione.

Il coltello di ghiaccio (Umberto Lenzi, 1972)

Una scena del film.

Questo giallo di Lenzi con Carrol Baker non è il miglior prodotto della collaborazione tra il sanguigno regista toscano e la brava attrice, che verso la quarantina ebbe una discreta esperienza italiana, prendendo parte a una dozzina di nostri film.

L'atmosfera funziona solo a tratti: temporali, black-out improvvisi, fugaci capatine notturne al cimitero. Insomma si procede accumulando situazioni stereotipate, per arrivare ad un finale a sorpresa, come sempre in questo tipo di pellicole, ma francamente un po' tirato per i capelli.

Certo la Baker rende molto bene il suo personaggio muto; la sua menomazione dona una certa originalità a diverse sequenze, in special modo quando la donna usa il telefono, grazie a un codice predefinito. Inquietante Eduardo Fajardo, che veste i panni del personaggio costruito a tavolino di modo che tutti i sospetti convergano implacabilmente su di lui. Ovviamente si scoprirà che non ha nulla a che vedere con gli omicidi. Debole il commissario di Franco Fantàsia, qui anche aiuto-regista di Lenzi.

Tra le bizzarrie del plot, la villa sorvegliata dalla polizia 24 ore su 24 che però ha un cancello sulla strada che viene lasciato sempre aperto, senza problemi.

Visto in una copia derivata da un recente bluray.

 

28 marzo 2022

Quelli della calibro 38 (Massimo Dallamano, 1976)

Il commissario impartisce i primi ordini.

Ho rivisto dopo anni questo discreto poliziesco di Dallamano, purtroppo al suo ultimo film; il bravo regista morirà infatti a pochi mesi dalla sua uscita.

Impossibile non apprezzare una pellicola la cui prima battuta è "Marsigliese, arrenditi!". Trainata dalla bella musica di Stelvio Cipriani, racconta il duello tra un commissario e uno spietato bandito, che a inizio film non esita a uccidere sbrigativamente la moglie del poliziotto per vendicarsi dell'assassinio del fratello.

La vicenda di per sé comunque non è il massimo della vita: questa squadra speciale messa su in fretta e furia non funziona mai davvero, e anche le sequenze acrobatiche dell'equipe di Sergio Mioni non sono tra le migliori del genere. Si salva solo la celebre scena della 127 rossa che sale su un treno-bisarca, ma come è noto quella parte del film venne riciclata da uno spot pubblicitario Fiat, farina del sacco del leggendario Remy Julienne.

Il cast è composito. Bozzuffi fa quello che deve, e Rassimov è perfetto per il ruolo, con quella faccia. Carole André è messa dentro giusto per avere un volto femminile, ma fa davvero poco e il pessimo doppiaggio italiano non la aiuta, anzi.

Visto nell'ottimo bluray Arrow.

 

Take Shelter (Jeff Nichols, 2011)

Jessica Chastain nel finale.   Michael Shannon e la splendida Jessica Chastain sono una coppia felice, nonostante qualche problema economico...