22 marzo 2023

Arabella l'angelo nero (Stelvio Massi, 1989)

Tinì Cansino: parliamone.

Imbarazzante thriller erotico già orribilmente televisivo, nonostante il tasso di nudità troppo elevato per la trasmissione in chiaro.

La Cansino, tanto bella quanto totalmente incapace di recitare, è sposata con un ragazzo rimasto paralizzato dopo un curioso incidente stradale (diciamo così). Lei intanto si sfoga in giro per la città, zozzoneggiando alla grande. Poi però spunta un maniaco in guanti neri armato di forbici, che uccide diversi personaggi che in un modo o nell'altro hanno avuto a che fare con lei, la disinibita Arabella. Chi sarà mai il misterioso pazzo assassino?

Non che me ne sia fregato mai granché durante la faticosa visione, ma alla fine si scopre che le mani del killer sono femminili, e cioé quelle della suocera Evelyn Stewart. Vabbè. 

Troppi momenti imbarazzanti per ricordarseli tutti anche a poche ore dalla visione. Dialoghi insipidi, personaggi grotteschi (il commissario di Renato D'Amore, per dirne uno), musiche atroci, comicità involontaria a piene mani: insomma il classico coté del nostro cinema nell'anno di grazia 1989. La protagonista poi, pur ovviamente doppiata, è davvero impresentabile ogni volta che apre bocca. L'avrà diretta davvero il buon Stelvio Massi questa roba? Mah.

Visto in una copia da bluray Vinegar Syndrome.

14 Peaks (Torquil Jones, 2021)

Le 14 vette in ordine di scalata.

Documentario su un tizio nepalese che ha scalato (insieme ad un gruppetto di suoi connazionali) tutte le 14 montagne oltre gli ottomila metri in sei mesi.

Ben confezionato, è discretamente interessante, perlomeno se si apprezza l'argomento. Il punto debole è uno: dovendo forzatamente dedicare poco tempo a ciascuna delle ascese, finisce quasi con il banalizzare imprese senz'altro di notevole difficoltà.

Resto comunque dell'idea che si debba essere pazzi furiosi per fare certe cose. Boh.

Visto su Netflix

19 marzo 2023

La danza dei milioni (Camillo Mastrocinque, 1940)

Besozzi, Campanini e Biliotti.

Briosa commedia sceneggiata da Luigi Zampa.

Il protagonista è Nino Besozzi, eccellente nel ruolo di un giovane senza lavoro che si inventa letteralmente dal nulla un grosso affare tra due importanti banche d'affari. Grazie alla sua parlantina e (soprattutto) alla sua faccia tosta, tutti gli danno credito, e alla fine l'affare si concretizzerà sul serio.

Fittamente dialogato, è molto divertente e ottimamente congegnato: solo la parentesi sentimentale (alla fine Besozzi trova anche l'amore) è di relativa importanza. Carlo Campanini fa il solito balbettante imbranato dal cuore d'oro, mentre Enzo Biliotti è il distratto presidente della banca. C'è anche un marchettone per la Fiat, che evidentemente deve aver contribuito in qualche modo alla produzione.

Ambientato nella solita Ungheria di comodo, presenta qualche esterno torinese: ad esempio la sede della banca Mitropa è in realtà il Palazzo dell'elettricità di via Bertola.


Visto nella copia del sito Variety, che presenta un video ottimo ma purtroppo un pessimo audio, a tratti inaudibile.

Rose rosse per il demonio (Peter Sykes, 1972)

Il barone e il medico a confronto.

Thriller gotico della Hammer.

Un ricco barone inglese è convinto che i due figli abbiano ereditato la sua pazzia, e li tiene segregati nel solito maniero in mezzo a un bosco, oltretutto separati l'uno dall'altra per evitare tentazioni incestuose. Chiama poi un medico perché tenti qualche terapia sperimentale, ma le cose non andranno troppo bene per nessuno.

Non il mio genere di film, ma ho apprezzato abbastanza: la regìa ha dei momenti di un certo stile, ed è sempre bello vedere Patrick Magee, qui doppiato da Mario Feliciani se non sbaglio.

Il castello in cui è ambientata la vicenda è il bellissimo Wykehurst Place, che avevo già visto in almeno un paio di altri film tra i quali Tutti i colori del buio di Sergio Martino.


Visto in una copia televisiva.

18 marzo 2023

L'ultima vetta (Chris Terrill, 2022)

La famiglia Ballard intorno al 1995.

Documentario sullo scalatore inglese Tom Ballard, che perì sul famigerato Nanga Parbat nel 2019 insieme a Daniele Nardi.

Il film in realtà narra la storia dell'intera famiglia Ballard: Tom e la sorella Kate rimasero orfani da bambini, dopo la morte della madre Alison Hargreaves sul K2 nel 1995. Il figlio divenne alpinista a sua volta, ottenendo grandi risultati e facendosi un nome nell'ambiente. La decisione di scalare il Nanga Parbat in inverno gli sarà purtroppo fatale.

Nel film, di produzione britannica, si colpevolizza in modo fin troppo palese l'italiano Nardi, come se la tragedia fosse quasi esclusivamente colpa sua: una ipotesi quantomeno discutibile. Ad ogni modo il documentario è ben fatto, ed è curioso ed emozionante l'incontro tra Kate e Ibrahim, il portatore pakistano che l'aveva tenuta sulle spalle 25 anni prima in giro per l'Himalaya pochi mesi dopo la morte della madre.

Visto al cinema con sottotitoli.

17 marzo 2023

Nozze di sangue (Goffredo Alessandrini, 1941)

La seduzione della Ferida: impossibile resistere.

Fosco Giachetti baldo protagonista di questo sanguigno dramma ambientato in una fittizia America, tra i boscaioli.

Lui è Gidda (strano nome). Volendo prendere moglie, sceglie Immacolata, una bella ragazza italiana, sposandola per procura: lei infatti vive al paesello e i due non si vedono da quand'erano bambini. Per una serie di equivoci, ad accogliere la ragazza al porto è invece Pietro, un viscido fetentone che approfitta delle circostanze per fingersi Gidda, passando così insieme alla sposina la prima notte di nozze.

Gidda scopre tutto e manda Pietro all'ospedale, ma Immacolata ora non è più tale, per così dire. I due convivono per salvare le apparenze, ma lui non riesce a sfiorarla con un dito, e nemmeno a guardarla negli occhi. Lei, incolpevole, sopporta tutto anche quando lui va a stare in una capanna in mezzo ai boschi con una donnaccia (la Ferida, deliziosa). Nel frattempo Pietro è tornato in zona, e medita la sua vendetta contro Gidda. Finale tragico.

Film appassionante, specialmente nella seconda metà: la partenza è un po' lenta. Le ingiustizie si accumulano, e il ruolo della donna è quello classico di vittima delle circostanze.

Visto in una ottima copia sul sito di Variety.

Il cacciatore di taglie (Buzz Kulik, 1980)

La Pontiac del fuggiasco prende il volo.

Ultimo film di Steve McQueen, è un ottimo action movie con almeno un paio di sequenze che si ricordano.

Il protagonista, per lavoro, rintraccia e consegna alla polizia le persone che hanno violato i termini della libertà su cauzione, muovendosi con estrema disinvoltura e rischiando la pelle di continuo. A casa lo attende la sua ragazza incinta, ma anche una specie di corte dei miracoli composta da persone che ha fatto arrestare nel corso degli anni. A latere, c'è un pazzo assassino che lo pedina in attesa di fargli la pelle per vendicarsi del suo arresto.

Film ben confezionato (le musiche sono addirittura di Michel Legrand), con scene d'azione memorabili innestate su un canovaccio non altrettanto memorabile: il film mostra infatti i vari incarichi di McQueen, che si susseguono uno dopo l'altro senza un vero filo conduttore che dia spessore alla storia. Anche Eli Wallach è un personaggio puramente di contorno.

Ad ogni modo l'inseguimento ai due fratelli in mezzo alla distesa di granoturco e - soprattutto - quello a Tony Bernardo sono pezzi di cinema notevolissimi. Curiosamente, si vede anche un'auto che vola nel cielo di Chicago, proprio come ne I Blues Brothers, girato in città nello stesso anno. McQueen gioca in modo ironico con la sua immagine: nel film infatti è un disastro al volante, e ogni volta che deve parcheggiare sono problemi.

Visto in un ottimo mux: audio italiano su video preso chissà dove.

15 marzo 2023

I viaggiatori della sera (Ugo Tognazzi, 1979)

Colori sgargianti nei costumi.

L'ultimo dei soli cinque film da regista di Ugo Tognazzi era anche - fino a ieri - l'unico che non avessi ancora visto.

Sicuramente è valsa la pena di recuperarlo, nel buon dvd uscito qualche anno fa per Mustang. Il film è ambientato in un asettico e triste futuro orwelliano, dove a causa della sovrappopolazione tutti quelli che compiono 49 anni vengono radunati in modo coatto in centri-vacanze, dove restano per qualche tempo prima di essere eliminati.

Bella idea, anche se non troppo originale. Non tutto funziona come potrebbe: la seconda parte si avvita un po' su se stessa e la storia diventa ripetitiva, ma nel complesso ho apprezzato questo racconto cupo. Molte parolacce, persino una mezza bestemmia detta da Tognazzi, e parecchio nudo. Molto brava la Vanoni: sinceramente non le avrei dato due lire, e invece risulta adeguata alla parte, concedendosi anche un nudo integrale che certo non dispiace.

Visto nel dvd italiano.

14 marzo 2023

La macchina della violenza (Robert Day, 1973)

Un fotogramma completamente a caso.

Spionistico dal titolo italiano illogico uscito di recente in dvd con audio italiano.

Il film è stato co-prodotto da una società italiana, con alcune sequenze girate a Roma. Nel cast ci sono infatti Romano Puppo ed Ezio Marano, le luci sono di Mario Fioretti e la bella musica è del maestro De Masi. Detto questo, il film è qualcosa di micidiale. Dopo una bizzarra ma quantomeno potabile prima mezz'ora in cui si mettono le carte in tavola, la storia si incasina perdendo inesorabilmente d'interesse col passare dei minuti, fino alla lunghissima sequenza finale sulla nave. Ho assistito agli ultimi 20 minuti del film praticamente in trance, attendendo con santa pazienza che la parola fine apparisse sullo schermo.

Visto nel dvd italiano Highshow.

 

Ciao nemico (Enzo Barboni, 1982)

Dorelli a rapporto.

E. B. Clucher alle prese con questa commedia a sfondo bellico.

Johnny Dorelli e Giuliano Gemma sono due tenenti, il primo italiano e il secondo yankee. Entrambi ricevono l'ordine di far saltare un ponte in Sicilia, ma preferiscono accordarsi e mettere in piedi un piano astruso a dire poco per non fare niente di tutto questo.

Un film sbagliato, in estrema sintesi. Barboni sembra svogliato, la storia non è interessante e l'alchimia tra i due protagonisti praticamente nulla. Oltretutto i due recitano in inglese, cosa che non avrà certamente aiutato. In un cast dove primeggia l'ottimo Vincent Gardenia, ci sono anche presenze folli quali Massimo Lopez, Edoardo Romano dei Trettré e una Carmen Russo doppiata in un finto pugliese atroce. Eros Pagni, pur bravo, dà vita ad una caricatura francamente eccessiva, mentre Ivan Rassimov parruccato e travestito da indiano mette davvero tristezza.

Da segnalare che la colonna sonora di Franco Micalizzi riprende con notevole disinvoltura alcuni temi de Il cinico l'infame il violento.

Visto su Raiplay.

Take Shelter (Jeff Nichols, 2011)

Jessica Chastain nel finale.   Michael Shannon e la splendida Jessica Chastain sono una coppia felice, nonostante qualche problema economico...